RACCOLTA POETICA DI ALESSANDRO PIERFEDERICI

Solo nel ricordo, nel voltarsi indietro, si comprende meglio ciò che desideravi davvero, e ciò che hai perso.
Ed è qui nella consapevolezza del tempo che fugge, nei rimpianti, nella caducità della vita dove il timore prende il soppravvento sulla bellezza del “qui e ora”, che le liriche di Pierfederici lasciano una forte impronta, sprigionando tutta la sua sensibilità. Già noto per la sua grande bravura narrativa, ci sorprende ancora una volta: rivelandosi un poeta eccelso, regalandoci passaggi sentiti, veritieri, in cui abbandona ogni remora, mostrando in toto “l’uomo” e le sue fragilità. Libera l’anima. Si mette a nudo e lascia che siano le sue paure, le sue mancanze, i suoi rimpianti a parlare.
Ho il cuore gonfio d’autunno e tempeste,
di cupa rabbia, di mesti pensieri
e di profonda nostalgia d’amore (…)
(…) Quanto è lontana la mia primavera,
remoti i giorni di liete speranze!
Quanti rimpianti in quelle foglie morte,
un giorno verdi di antiche illusioni,
dal tempo e dall’attesa ora ingiallite,
dall’amaro dolore inaridite.
Alleggerendo così il cuore, appesantito dalla brutalità della vita, liberandolo da quella zavorra esistenziale che tutti noi spesso ci trasciniamo, incapaci di lasciare andare persone o situazioni, rimpianti; non accettando il cambiamento, aggrappandoci al passato. Liriche che riportano paure comuni a tutti noi come il tempo che passa, la paura di morire, ma nel contempo anche la paura del vivere…
Sono versi nostalgici, quelli di Pierfederici, connessi agli anni felici, oramai svaniti, ingoiati da un tempo inclemente che lo spinge sempre più verso il baratro del suo ultimo respiro, e rende il mirar del nuovo giorno colmo di pensieri funesti.
(…) Ma come misera candela brucio
e mi consumo in funereo silenzio,
senza un bagliore improvviso che avvampi,
unica gioia nel buio del dolore (…)
La malinconia dell’autore è tanta, quanto la consapevolezza del futuro trapasso, ciò rende i suoi versi scevri di ego e colmi di umanità, conscio della nostra effimera presenza terrena; ma il timore dell’oltre si aggrappa alla speranza e…
Un senso di morte pervade
il cuore, un’ignota paura:
e se la morte invece fosse bella,
più bella di ogni Terra e di ogni stella?
Pierfederici dosa la durezza del tempo che passa con la dolcezza del ricordo; si avverte il suo bisogno di quietar l’animo soffocato da quei rimpianti che ora può solo mettere a tacere, volgendo il pensiero a lieti ricordi, rifugiandosi nei luoghi in cui solo l’amore era presente.
(…) Non ho voglia d’uscire;
ho nostalgia di un nido,
nascosto alla vista dell’uomo,
lontano dal male che vive
oltre quelle pareti,
un piccolo nido materno,
ornato da giochi di bimbi,
profumato d’affetto,
nel quale fuggire da tutto (…)
Seppur molte liriche sono legate all’inesorabile termine della vita terrena.
In questi versi troveremo anche tanta bellezza! Tanta vita! Sono versi che esaltano l’attimo fuggente, la primavera, il tepore della giovinezza che riscaldava il cuore e dava energia ai sogni, ancor bambini, di correre impetuosi, senza timore verso il futuro: tutto manifestava gioia.
Schiudeva primavera le corolle
dei primi, lieti amori giovanili
e agli occhi la bellezza del suo volto
giungeva avvolta di profumi dolci
I fiori zuccherini dipingevano
nei verdi prati del mio ardente amore
quella speranza che rapiva l’anima
ed ogni giorno riaccendeva il cuore (…)
Se amate la bella scrittura. Vi invito a leggere questa raccolta; tra queste liriche coglierete la forte capacita del poeta di carpire dettagli del suo vissuto, donandogli il giusto riconoscimento: la vita è fatta di piccole gioie che spesso nel “qui e ora” non apprezziamo. Solo il tempo ridona a ogni cosa il suo giusto ruolo… e solo con il passare degli anni, guardandoci indietro, impariamo ad apprezzare quei piccoli dettagli che spesso, distratti dalle nostre grandi ambizioni, non ci siamo accorti di vivere… Ma loro erano lì, a fianco a noi, e solo il tempo ha saputo farci comprendere che l’amore, il senso autentico del vivere, è nelle piccole gioie passeggere come una corolla che si schiude a primavera… Fiorisce, profuma, e muore… per poi rinascere nuovamente.
Ed è qui che il passar del tempo, tanto temuto dal poeta, diviene foriero di verità.
Prefazione a cura di Monica Pasero
.








Rispondi