L’ospite di oggi è uno scrittore che sa scrutare l’animo altrui, attraversare quel valico di apparenze che questa società spesso ci impone; capace di raccontare il senso più profondo della gioia del vivere; una gioia condivisa fatta di attimi semplici, di comunità, di gesti. Nei suoi libri soffia una brezza d’umanità che risiede nel cuore degli ultimi, dei semplici. Di gente che vive di fatica, tradizione, lavoro. Gente spesso anonima che attraversa questa vita senza far rumore eppure nel suo mondo, fatto di poco e di tutto, vive respira l’essenza, cattura la felicita e si alimenta di tutto ciò che di bello ha questa vita; spesso inconsapevole della grande ricchezza che porta in sé…
E grazie a scrittori come Alberto Burzio, che ha compreso il valore di tali doni, nascono le loro storie.

Conosciamolo meglio: Alberto Burzio, conosciuto come “Barba Bertu”, è un giornalista pubblicista. Nato ad Asolo (Treviso) il 28 giugno 1959. Ha lavorato alle Poste di Saluzzo per una ventina d’anni. Poi si è licenziato e si dedica da allora a tempo pieno allo scrivere. Vive a Frassino, ai piedi del Monviso, nella verde Valle Varaita, dove ha avviato il “Bed&Breakfast Barba Bertu”. Burzio è stato corrispondente per numerosi giornali della Granda. Ha undici libri al suo attivo: “Pane, terra e montagne”, “Il frate esorcista e altre storie di vita”, “Tra la terra e il cielo”, “Le caldarroste in tasca”, “Eroi silenziosi”, “Il respiro del bene” (editi da “Primalpe” di Cuneo). Poi “Uomini e donne sulle tracce di Dio” (per il quale ha ricevuto una graditissima e inaspettata telefonata di ringraziamento da Papa Francesco), “Vado a vivere a Ostana” e “Che meraviglia!” (editi da ‘Velar’ di Bergamo). Oggi torna in libreria con il suo undicesimo libro,“Elva e la sua gente” (sempre edito dalla Velar).
Innanzitutto, grazie di essere qui; dal Veneto ti trasferisci in Valle Varaita. Cosa ti ha portato in questa Valle?
Mio padre, Lorenzo di Carmagnola, era un professore di Filosofia (comandante partigiano a Pagliero, in Valle Maira). Mia madre Wanda Bogetti, maestra di Venasca, si era poi sempre dedicata ai sei figli e alla famiglia. Io sono nato il 28 giugno 1959 ad Asolo, ma nel marzo del 1960 siamo tornati in Piemonte.
La scrittura è da sempre una tua compagna di vita. C’è un’opera o un autore in particolare che ha acceso in te questa passione?
Ho sempre amato leggere i giornali locali e dalla prima Liceo Scientifico avevo iniziato a scrivere per “La pagina” di Saluzzo. I libri di Nuto Revelli e di Tavio Cosio mi sono sempre piaciuti e naturalmente diversi classici (Il piccolo principe, Cipì di Mario Lodi, i libri di Gianni Rodari, Il profeta di Gibran, i libri ‘eretici’ di padre Alberto Maggi…).

Tra le tue precedenti pubblicazioni mi soffermo su “I giusti cambiano il mondo” edito da Velar Edizioni. I giusti possono davvero cambiare il mondo?
Io credo che questo mondo, che mi fa davvero schifo per tante ragioni, va ancora avanti grazie ai tanti giusti e alle tante persone buone che fanno il loro dovere. Sovente in silenzio e lontano dai riflettori, ma io sono sempre andato a cercarli. E con immenso piacere ho cercato di raccontarli.
Un’ altra tua opera che mi incuriosisce è “Uomini e donne sulle tracce di Dio;” edito da Velar Edizioni. Nella tua esperienza personale hai trovato la strada che porta a Dio?
Questo volume, per il quale Papa Francesco mi ha telefonato e ringraziato, è un’antologia di storie di vita uomini e donne che cercano Dio. Io da tutta la vita mi chiedo se Dio c’è e dove è: a volte ho dubbi (ma è normale: li aveva anche Madre Teresa di Calcutta!) ma alla fine sono arrivato alla conclusione che Dio c’è. Per me il senso della vita è quello di fare gesti buoni: ma purtroppo non sempre ci riusciamo!

Mauro Corona dice: “La montagna mi ha regalato ciò che gli uomini, le donne, i genitori, non sono riusciti a darmi. Dalla montagna mi sono sentito compreso, ascoltato, degnato di attenzione. Qualche volta anche spintonato, ma sempre dopo essere stato avvertito”. E ti chiedo: cosa ti ha regalato la montagna in questi anni?
La montagna mi ha sempre regalato serenità e tante grandi emozioni. E sono felice di vivere a Frassino, in Valle Varaita, per più ragioni.
Il tuo ultimo libro “Elva e la sua gente”, fresco di stampa, ospita dodici storie di vita dei montanari del paese dei ‘caviè’ (i raccoglitori di capelli femminili): come è nato questo progetto?

Elva per me è il posto più bello della provincia di Cuneo! I rododendri, le genzianelle, le violette, gli anemoni sul Colle di Sampeyre… il Monviso nascosto sovente dalle nuvole, la parrocchiale con i magnifici affreschi di Hans Clemer, che mi commuovono sempre per la loro delicatezza… È un libro piccolo, ma prezioso! Nelle sue pagine, ci sono storie di donne e di uomini di montagna che raccontano mondi purtroppo ormai scomparsi, ricchi di grandi valori.
Qual è il messaggio che vorresti arrivasse ai lettori?
Invitarli tutti a riflettere sulle lezioni e sugli insegnamenti che arrivano da queste persone. L’indimenticabile e dolce Clementina Dao che ci ricorda che “la vita non è facile. Bisogna imparare a gioire delle piccole cose, non bisogna vivere per i soldi e tutte le volte che si può dobbiamo aiutare gli altri. Si può vivere in montagna, ma bisogna adattarsi, accontentarsi e rimboccarsi le maniche. A volte soffro perché d’inverno non vedo nessuno. Però quando ammiro i rododendri e le genzianelle fioriti nei nostri boschi, mi emoziono e mi commuovo tantissimo… E io non vorrei vivere altrove”. Condivido la filosofia di Clementina al cento per cento!
Tre buoni motivi per leggerlo?
La grande qualità delle storie di vita raccontate. Gli insegnamenti che vengono fuori. Le belle foto scattate da Alma Delfino.
Se potessi viaggiare nel tempo e parlare con un uomo vissuto in queste valli, da chi andresti e cosa gli chiederesti?
Andrei da Tavio Cosio di Melle, genuino testimone del mondo dei semplici, mio caro e grande amico e gli chiederei di andare ancora una volta al ‘Colle della Ciabra’ insieme, con nello zaino la pesante pentola del coniglio alle spezie (da lui magnificamente cucinato!) per ascoltare ammirato le storie che mi raccontava… È una delle persone che spero di poter riabbracciare!
Progetti futuri?
Ormai sono vecchietto, lo so. Vorrei cercare di vivere ancora per un po’, riuscendo a convivere con diversi problemi di salute. A volte mi accorgo, come scriveva Costanzo Martini, di “non avere più l’affanno del domani”: e non è poi così male. Spero di trovare il mondo di fare ancora del volontariato. E ho in testa il progetto di un nuovo libro su un grande mio amico, scomparso a 51 anni, che ha messo sempre i sofferenti e i malati al primo posto… Quante lezioni ci ha lasciato!
Ringraziando Alberto Burzio per essere stato ospite di Oltrescrittura, ricordo agli amici lettori il link dove potrete trovare buona parte dei suoi libri.
SE QUALCUNO DESIDERA I LIBRI ANCORA DISPONIBILI PUO’ CONTATTARE L’AUTORE
mail: info@barbabertu.com
TEL 347 5825566
Intervista a cura di Monica Pasero








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