INTERVISTA OLTRE SCRITTURA
A Sergio Sozi
Sul mio sito torna un gradito ospite, Sergio Sozi, uomo di grande cultura e versatilità. La sua produzione letteraria spazia in diversi campi dal giornalismo alla saggistica, ai romanzi per ragazzi, ai gialli, alle raccolte di racconti e alle sillogi poetiche. Ha collaborato con numerose testate giornalistiche italiane e slovene, e ha tradotto opere di scrittori sloveni in italiano, tra cui Veronika Simoniti. Noto per le sue interviste a personaggi di grande rilievo come Dacia Maraini, Elisabetta Sgarbi e Umberto Galimberti, solo per citarne alcuni. La critica ha parlato di lui in termini molto positivi, sottolineando la sua abilità linguistica e la sua capacità di coniugare inventiva, ricerca e tradizione.
Ripercorriamo la sua carriera letteraria.
Sergio Sozi nasce a Roma nel 1965, vive in Umbria, prima a Spello poi a Perugia, fino al 2000. In seguito di trasferisce in Slovenia, dove attualmente risiede. Negli anni Ottanta inizia la sua collaborazione con diverse testate giornalistiche italiane; fondando e dirigendo la rivista trimestrale I Polissenidi (1995-2000). Dal 2000 inizia importanti collaborazioni con testate slovene: Nova revija, Paralele e Primoska srečanja. Con un’attività consistente in centinaia di articoli di fondo, recensioni librarie, colloqui con scrittori, approfondimenti e trattazioni su svariate opere, tematiche e autori: tanto l’Umberto Eco narratore, Emanuele Trevi o Roberto Pazzi quanto gli eventi culturali locali degni di una qualche meritevole risonanza. Nel 2005 ha postfato e scelto i testi del volume Papir in meso (Edizioni Beletrina, Ljubljana, una delle maggiori case editrici slovene) contenente una selezione di recenti racconti italiani tradotti in sloveno (fra gli autori presenti ricordiamo Camilleri, Benni, Pontiggia, Tabucchi, Marani e Magris). Nel 2018 la Radio Tre slovena ha dedicato a Sozi un programma monografico di trenta minuti, incentrato solo sulla sua produzione narrativa più recente.
I suoi racconti e contributi critico letterari sono altresì presenti nei volumi collettanei: Letteratitudine – il libro (a cura di Massimo Maugeri, Azimut, Roma 2008); Ritorno ad Atene – studi in onore di Umberto Galimberti (a cura di Gianluigi Pasquale, Carocci editore, Roma 2012); FUOCOfuochino – 4 (antologia di varia umanità, Viadana 2016). Fra le tante versioni, ricordiamo solo i due importanti libri La sentenza caprina di Višnja Gora, dello scrittore ottocentesco Josip Jurčič (Assessorato alla Cultura del Comune di Ivančna Gorica 2012) e il romanzo Ivana davanti al mare di Veronika Simoniti (in Italia: Morellini Editore, Milano 2022; in Slovenia caso editoriale del 2020 con oltre cinquemila copie vendute nel Paese).
Le sue opere: Oggetti volanti (raccolta di poesie, FRA.RA. editore Perugia 2000)
Il maniaco e altri racconti (racconti giallo-letterari della serie del capitano Euterpe Santonastasio, Valter Casini Editore, Roma 2006-7); Il menù (romanzo, Alberto Castelvecchi Editore, Roma 2009);
Ginnastica d’epoca fredda (saggio divulgativo sulla storia della letteratura italiana dell’Adriatico Orientale e racconto di fantasia eponimo, Historica Edizioni, Cesena 2009); Intervista a Claudio Magris (saggio e intervista allo scrittore triestino, Historica Edizioni, Cesena 2010); Il filosofo e il giullare – Il pensiero di Umberto Galimberti (saggio e intervista al filosofo, Historica Edizioni, Cesena 2011); Italia – Slovacchia 2 a 0 (racconto in volumetto unico, edizioni FUOCO fuochino, Viadana 2013); Diorama (raccolta di racconti, Splen edizioni, Catania 2015); Giovedì – Romanzo fra Cielo e Terra (romanzo, Ensemble Edizioni, Roma 2020); Bilogia (due romanzi in volume unico, prefazione di Giuseppe Grosso Ciponte, Nino Bozzi Editore, Livorno 2021); Àpeiron (romanzo, Pluriversum Edizioni, Ferrara 2022). Nel 2023 pubblica il romanzo per ragazzi illustrato Harambassah (V.H. London). Nel 2025 pubblica Samuzà: Come Vincere il Premio Fata.
Da pochi giorni è uscito il suo nuovo libro: “Suvvia. Morirai quando morirai, ma finché vivi sii eterno”, un romanzo ipercontemporaneo, pubblicato da Officine Pindariche.Romanzo che ho avuto il piacere di leggere in anteprima e sono davvero curiosa di scoprire di più su questa sua nuova produzione letteraria.
Benvenuto ad Oltrescrittura. La lettura del suo ultimo libro, oltre a strapparmi qualche sorriso, mi ha fatto molto riflettere sulla società odierna e sul suo possibile, imminente, declino. A tal proposito quali sono i suoi principali timori?
Piacere mio di risentirla. Ecco. Un paio di “focolai etico-culturali” mi assillano: uno è l’espandersi dell’estraneità, sia fra le persone che dentro ogni singolo individuo nei confronti di sé stesso; l’altro consiste nel (sintomatico) ritrarsi della sensibilità collettiva nei confronti della violenza, la violenza d’ogni genere intendo: fisica, politica, psichica, perfino letteraria. Questi due stati d’animo (tipici, in queste peculiari fattezze, della nostra epoca e area geografica: il Duemila e l’Unione Europea) che definirei drogati, alterati, vengono a coincidere, o meglio a fondersi solidalmente con una moda, un atteggiamento pseudointellettuale proveniente dagli USA: la cultura della cancellazione e l’isolamento di questo secolo dal continuum storico, dal cosiddetto passato. Stiamo vivendo in un secolo che non capisce il passato e invece di mettersi a studiarlo con maggior attenzione e apertura mentale desidera solo estraniarsene, o, al limite, musealizzarlo, imbalsamarlo: entrambe le procedure portano al medesimo zero. Zero crescita spirituale e culturale. Zero confronto. Zero produzione artistica. Zero amore per l’umanità e l’Umanesimo – parlo soprattutto di quello italiano storico, il primo accaduto al mondo, all’incirca, da Dante al Barocco, ossia dal Trecento al Seicento.
Come nasce questa storia? Qual è stato l’input che le ha fatto prendere la penna in mano?
Come quasi sempre (purtroppo o per fortuna?) mi succede, l’origine, la scintilla prometeica, la “teogonia esiodea” che dall’indistinto e magmatico caos primigenio della mia condizione umana mi conduce amorevolmente all’ordine di una storia letteraria accade in luoghi inesplorati di me stesso.

Utilizza per i suoi protagonisti nomi antichi come Traiano, Caligola e Atra, per citarne alcuni. In un contesto narrativo, così distaccato dal ricordo storico, perché la scelta di questi nomi?
Le mode onomastiche popolari sono incontrollabili, illogiche e poco hanno a che fare con una reale cultura storica in possesso dei genitori: oggi chiamiamo Mattia e Giulia i figli, magari fra trent’anni li chiameremo Attila e Vercingetorige e fra settanta Diego Armando (Maradona) e Francesco (Totti). Ho voluto stendere una verniciata di buffonaggine circense, una patina anagrafica grottesca, sull’ignoranza dell’Anno Domini 2121 ponendovi per contrasto dei nomi di imperatori romani di cui quasi nessuno, in quell’era, conosce la consistenza e la biografia. L’eterna vacuità delle tendenze quando vengono create sulla non-lettura e sul rifiuto di massa dello studio serio.
Nella narrazione conia nuovi termini come “Diallah” e “moschiesa”; d’impatto potrebbe anche far sorridere l’idea di unire due culti differenti, pura fantasia o possibilità?
Pura fantasia, spero, una “imaginerie comique” fatta per diminuire l’impatto della serietà tipica delle confessioni monoteistiche attuali. A ciascuno il suo, nella realtà reale – e spero anche nei secoli a venire. Anche perché, come temerei un riunirsi solidale di movimenti politici estremi, anche il prevalere degli integralismi all’interno delle religioni e il loro adeguarsi agli strumenti di affermazione e propaganda sociopolitica… a buon intenditor poche parole.
Il sottovalutare l’importanza della memoria storica e della cultura sfalda gli equilibri di una società evoluta. Cosa secondo lei si può fare oggi affinché lo scenario descritto nel suo romanzo rimanga solo fantastico?
Dobbiamo tornare quanto prima alla lettura e comprensione di testi letterari significativi profondi e complessi come abitudine quotidiana, dobbiamo parlare di letture, scrittura e grammatica con amici colleghi e parenti esattamente come si parla di soldi, di cibo, di lavoro, di sport e di altro, e dobbiamo migliorare in tal senso la Scuola Pubblica sgravandola delle tremende incombenze burocratiche che massacrano docenti e discenti; dobbiamo costruirci tutti una solida cultura storico-letteraria e umanistica, nonché recuperare l’uso della nostra bistrattata e sottoutilizzata lingua scritta. Per quest’ultimo fine, sarebbe necessaria una sensibilizzazione del mondo editoriale affinché esca dall’attuale, asfittico, claustrofobico ritorno al neorealismo politicamente impegnato e psicologismo diffuso e apra le porte alle novità e alle speranze dei nuovi letterati colti e creativi. Basta pianti e gemiti: la fantasia al potere… dei libri nuovi! Infine, credo che le Istituzioni statali dovranno prima o poi affrontare seriamente la nostra situazione editoriale allucinante: ottantamila titoli nuovi nel 2025 e lettori in calo (meno del 43% della popolazione alfabetizzata, siamo fra gli ultimi dell’Eurounione). Urgono provvedimenti di legge seri e netti – e io saprei quali di preciso, ma ne riparleremo.
Nella narrazione tocca temi importanti come il saper imparare dai propri errori, l’importanza del dare una seconda possibilità. Ci può essere redenzione senza perdono?
Secondo me no. Sic et simpliciter. No.
Quale dei protagonisti narrati in questo romanzo potrebbe nella realtà divenire un suo amico?
Nessuno. Le dimensioni caratteriali e spirituali dei miei personaggi in genere non rispecchiano qualcosa di per me piacevole o a me vicino. Sono creature teatrali, fantastiche, quasi oniriche, non reali. Sono manifestazioni artistiche, visioni e spettri. Ne sanno qualcosa, in proposito, lo ctonio Tommaso Landolfi, il “barocco liberty” narrativo di Gesualdo Bufalino, le esaltazioni lirico-pittoriche di Carlo Emilio Gadda e anche, direi, il più sulfureo Giorgio Manganelli…
Tra gli “oggetti utili” richiesti dal Conclave, secondo lei quale tra tutti è il più significativo?
Cito da p. 123: “il piccolo ‘Maometto che abbraccia Gesù’ su legno, databile intorno al 2032-33”.
Morirai quando morirai, ma finché vivi sii eterno…Quale la sua personale concezione di Eternità?
Cerco di fare mia quella della Chiesa Cattolica. Le mete ardue e fuori dall’epistemologia mi stimolano e portano a migliorare.
Tre buoni motivi per leggere il suo libro?
Ahia. Queste sono le Forche Caudine eh. Allora. Forse, che ci ho lavorato tanto… e si vede dai risultati: condivisibili o meno che siano, la qualità strettamente letteraria e l’arco drammaturgico “attizzante” dovrebbero esserci a sufficienza (e questo era il primo motivo). Due: niente riflessioni retoriche e realismo, niente cronachismo e neanche “storia vera”; questa storia è un’invenzione PURA. Dunque chi ama l’invenzione e la visione, in “Suvvia” la troverà di certo al suo stato più esteso e intensificato. Tre: l’aspetto favolistico e il mistero sulla sorte dei protagonisti sono aspetti molto forti della trama, sono due stimoli che punzecchiano ogni essere umano, inclusi i potenziali lettori di questo romanzo. Ecco. Sono sopravvissuto alle Forche Caudine? Lo diranno i lettori di questa intervista…
Leggi la recensione
Ringraziando Sergio Sozi per la disponibilità. Ricordo agli amici lettori che il libro sarà disponibile sul sito dell’ editore.








Lascia un commento